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con
Soad Ibrahim
Teatro Abarico
Istituto Teatrale Europeo -Roma
Spettacolo Teatrale
5 Marzo 2025

Danzare è come dipingere una calligrafia attraverso il corpo, calligrafare è come creare una danza che rimane scritta nel tempo
Un lavoro basato sull’ improvvisazione tra la danza e la calligrafia, sull’intuizione del momento presente, accompagnata dalla recitazione di poesie in italiano e in arabo con dei momenti dedicati a raccontare brevi storie.
Sul palcoscenico il protagonista è il corpo umano insieme a tessuti, carte, tele, inchiostri, musica, profumi ed altri oggetti teatrali. L’intento della performance è di analizzare i rapporti interpersonali fra l’uomo e la donna, ispirandosi ai miti antichi ed a storie vere.
La spinta a relazionarsi è uno dei primi istinti dei bambini, perché lo sviluppo della persona è indissolubilmente legato al desiderio di confrontarsi con l’altro.
I rapporto uomo-donna messo in scena è armonioso senza lasciare da parte il contrasto e il conflitto ma mettendoli in luce come energie che possono trasformarsi e sublimarsi in sempre nuovi e dinamici equilibri e tirando fuori il lato maschile nella donna e il lato femminile nell’uomo.

Lo scambio fra due persone è possibile grazie al movimento e al tratto della calligrafia. Scene che rappresentano un uomo e una donna e il loro rapporto travagliato; relazioni che nascono, che si interrompono, che rinascono, che si modificano. Il tutto espresso con i movimenti del corpo e della calligrafia; con scontri e incontri.
Gli artisti in scena penetrano gli strati nascosti del proprio essere, usando il corpo e la calligrafia come un trampolino e, così facendo, toccando le parti più profonde della propria personalità.

Un dialogo tra la calligrafia e il movimento che può aiutarci a ricordare che esiste una tela viva e una carta viva, ovvero la donna. La calligrafia araba su una donna reca con sé un messaggio: il corpo femminile non è un oggetto da possedere, ma un’opera d'arte da apprezzare, ammirare, valorizzare.
Inoltre questo progetto vuole raccontare storie di relazioni liberandosi dai giudizi e dai pregiudizi.
Un’ incontro tra due artisti che, con forme diverse, vivono l’arte come un mezzo per ricercare l’unione all’interno e all’esterno dell’essere umano.

Il performance ispirato dalla più famosa opera di Fariduddin ‘Aṭṭār è Manṭiq al-ṭayr (La conferenza degli uccelli). Si tratta di un poema allegorico che descrive la ricerca degli uccelli (cioè dei sufi) del mitico Sīmurgh, o Fenice, cioè Dio, spinti dalla Upupa, colei che conduce il viaggio attraverso sette valli, ognuna delle quali rappresenta una tappa del cammino mistico verso l'illuminazione:

