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على جلدها كتبت وطناً لا خريطة له، وكانت هي الخريطة
Sulla sua pelle ho scritto una patria senza mappa, ed era lei la mappa
 

 

 

Michael Ende immaginava mondi che svaniscono quando nessuno li sogna più. In questo anfiteatro che porta il suo nome, nella calura dell’estate laziale, Corinna Torregiani è diventata la mappa di un paese che tenta di cancellarla.

 

 

Il corpo della danzatrice non era, quella sera, soltanto il suo corpo: era il corpo di ogni madre che ha tenuto in braccio le macerie di casa sua, di ogni bambino che conosce il proprio nome solo perché qualcuno lo ha pronunciato nel buio.

Amjed Rifaie ha preso il pennello e ha iniziato a scrivere sulla sua pelle — lentamente, come chi incide nella pietra, come chi sa che ciò che traccia rimarrà anche dopo che l’inchiostro sarà svanito. La calligrafia araba non è mai stata soltanto scrittura: è sempre stata atto di fede, dichiarazione che la parola può abitare il mondo fisico e renderlo sacro. 

 

Ogni lettera che Amjed ha disegnato sulla pelle di Corinna era un verso di resistenza, un nome di luogo, una preghiera susurrata tra le dita. Il corpo umano, qui, rivela tutta la sua dignità suprema: non è strumento, non è palcoscenico, non è superficie — è l’unico archivio che il potere non riesce ancora a bruciare. 

Voci per la Palestina

con Corinna Torregiani

 

Danza: espressiva 

Musica di Anouar Brahem- After the Last Sky Anfiteatro Michael Ende

Genzano di Roma  ·  Castelli Romani  

20 luglio 2025

L’oud risuonava nell’aria come voce di chi non c’è più ma insiste a farsi sentire. Calligrafo e danzatrice non erano due artisti che collaborano: erano diventati un unico essere bilingue, capace di dire in arabo e in corpo ciò che le parole comuni non riescono a contenere.