(dal sito di Roma Italia Lab) scritto da ZENAB ATAALLA

link: https://romaitalialab.it/mestieri/amjed-rifaie-calligrafo

Sono quasi 10 anni che Amjed Rifaie vive a Roma, ma dalla sua terra di origine, l’Iraq,

ha portato con sé un tesoro che si tiene stretto perché fa parte di lui e della storia

della sua famiglia di origini Sufi. Stiamo parlando dell’antica arte della calligrafia araba,la scrittura che attraverso veri e propri tratti artistici ricrea su carta parole e frasi - anche sotto le spoglie di forme antropomorfe - dei caratteri dell’alfabeto arabo. La sua origine è infatti strettamente legata alla nascita dell’Islam e il suo scopo è di comunicare le parole del Divino*. Quello che l’occhio coglie a primo impatto davanti ad un’opera calligrafica è la simbiosi estetica tra la parola ed il segno che insieme si fondono per dare vita ad un quadro che racconta qualcosa di più. «Quello che creo è il risultato di grande meditazione e concentrazione. In realtà chi si avvicina alla calligrafia, molto presto capisce che c’è un’energia più profonda che si tramuta in uno stile di vita, in un modo di essere nel quale la tranquillità e la serenità diventano le chiavi di lettura della vita e del mondo che ci circonda» racconta Amjed.

Quando prendo in mano il calamo e lo intingo nell’inchiostro entro in un’altra dimensione che è difficile spiegare a parole. Tutto si annulla ed anche il tempo scompare. Inizio a fare un viaggio intimo e personale. Alimento la mia anima ed il mio corpo.

Avvicinarsi a quest’arte, considerata nobilissima, vuole dire anche essere pronti a conoscersi perché ogni opera realizzata parla dello stato d’animo di chi la crea, trasmette quello che si prova soltanto calcando più o meno la punta del calamo. Si scopre, anzi si riscoprono i nostri punti di forza e quelli di debolezza.

 

Bisogna lasciarsi dietro le ansie e le angosce che ci inseguono che non si possono sfuggire, ma almeno rallentare, a favore della ricerca e del raggiungimento della pace interiore perché il foglio che abbiamo davanti insieme al calamo non devono mettere paura, ma spingerci ad andare oltre quello che pensiamo di conoscere di noi stessi.

E così, con in sottofondo le musiche di Ludovico Einaudi o di quelle di Giovanni Allevi, Amjed realizza i suoi lavori, irripetibili, che ripropongono versi coranici ma anche poesie d’amore come quelle del poeta siriano NizarQabbani perché «se la calligrafia è nata per recitare il Corano, scrivendolo, con il passare dei secoli anche altri generi letterari sono stati utilizzati per realizzare grandi o piccole opere. L’importante è che siano testi scritti in alfabeto arabo che viene utilizzato anche per altre lingue che non sono semitiche, come il persiano».

Una disciplina che viene data anche dal rituale che si deve seguire nel dipingere. Nulla è lasciato al caso: il calamo, rigorosamente di bambù deve essere pulito ogni volta che viene utilizzato, la sua punta tagliata obliquamente a seconda che si voglia ottenere un tratto di inchiostro più grande o più piccolo, e la carta deve essere di grana liscia per facilitare a mano libera la grafia di ricchi "volteggiamenti" di lettere. Ci sono la disciplina e la meditazione alle quali si aggiunge l’ispirazione. «Non è possibile realizzare, almeno per me delle opere su commissione. E le poche volte che mi è stato chiesto, ho sempre rifiutato perché lo sentivo come una costrizione che non rispecchiava quello che sentivo in quel momento. È per questo che chi fa calligrafia non la considera un lavoro, o almeno non la dovrebbe considerare tale perché in questo modo tradirebbe l’origine con cui è nata tanto tempo fa».

Ed in fondo questo è quello che Amjed cerca di trasferire ai suoi studenti, sparsi un po’ per tutta Italia e che da maestro continua a seguire anche a distanza perché «un calligrafo prima insegna e poi trasmette la conoscenza che ha acquisito in modo che ognuno poi possa sviluppare il suo proprio stile».

 

*La calligrafia araba si sviluppa nel VII secolo d.C. diventando ben presto l’arte più preziosa anche perché nell’Islam vige il divieto di rappresentazioni iconografiche del divino. Divenuta l’arte sacra per eccellenza quindi, la calligrafia ha sempre richiesto al calligrafo di comporre sotto ispirazione divina, da qui il suo sviluppo più alto si ha all’interno del Sufismo, la sfera più spirituale dell’Islam, dove oltre agli insegnamenti formali e religiosi si accostano anche quelli che portano a sviluppare una disciplina interiore. Con lo sviluppo dell’Islam la scrittura acquisisce sempre più importanza, passando da forme grafiche imperfette a composizioni più articolate e regolate da linee e punti precisi. Nascono stili e grafie codificate nel tempo: il cufico, il più antico e nato in Iraq con gli Omayyadi (661-749 d.C) ed individuabile nel suo tratto imponente e spigoloso, il Naskhi con uno stile chiaro e ben leggile, il Riqqa con lettere più semplificate, il Thulth più articolato e visibile sulle pareti delle moschee, il Diwani, inventato dai Turco-ottomani per la scrittura dei decreti, il Maghrebi, sviluppato nel Maghreb ed il Farisi per le scritture ufficiali. La tradizione però ha lasciato anche lo spazio al rinnovamento, rintracciabile non solo nella nascita di nuove grafie, quasi sperimentali, ma anche all’introduzione, oltre ai testi sacri, anche di quelli che si richiamano alla grande produzione letteraria classica e moderna dell’area, che non è solo araba, ma anche cristiana, persiana, turca.

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(dal sito di Cultura Mente ) scritto da Antonella Rizzo

https://www.culturamente.it/interviste/amjed-rifaie-calligrafia-araba-scrittura/

L’arte divina della calligrafia araba: intervista ad Amjed Rifaie

Noi di CulturaMente siamo fermamente convinti del potere salvifico della cultura ed io sono andata ad apprendere i segreti della calligrafia araba nello studio di Amjed Rifaie, sorseggiando un caffè al cardamomo.
Amjed Rifaie, calligrafo arabo, abita a Roma e vive i suoi giorni orgoglioso di essere un piccolo pezzo del mosaico romano, così ricco di cultura e arte.

Iracheno di Bagdad, coltiva il tesoro di un’arte tramandata dalla sua famiglia, di origini Sufi. Stiamo parlando dell’antica arte della calligrafia araba, la scrittura che attraverso veri e propri tratti artistici ricrea su carta parole e frasi – anche sotto le spoglie di forme antropomorfe – dei caratteri dell’alfabeto arabo.

Amjed tiene corsi e workshop di calligrafia araba in tutta Italia ed è seguito sui social da diversi allievi ed appassionati di questa magnifica arte. Tra i suoi lavori più importanti c’è la decorazione della Iraq Room presso la sede della FAO a Roma. La calligrafia araba è una delle forme artistiche più belle fatte dalla mano dell’uomo. Questa arte è stata utilizzata molto dagli arabi per abbellire, adornare e impreziosire le opere architettoniche. Esistono diversi tipi di calligrafia e ognuna deve rispettare delle regole ben precise.

Qual è la differenza tra calligrafia e scrittura nella civiltà araba?
La scrittura è prendere una penna in mano e scrivere, senza rispettare particolari regole o stili. La calligrafia araba è proprio una forma di arte molto antica che risale al settimo secolo. Abbiamo sette stili fondamentali, principali e da questi sette stili ne derivano ancora degli altri. Praticamente in ogni stile principale ci sono almeno una decina di altri. Le differenze sono a livello estetico ma anche nelle misure. Ogni lettera in stile ha la sua misura in altezza, per questo l’arte calligrafica viene chiamata geometria spirituale. Per produrre una lettera ci vuole molto tempo e ognuna differisce dall’altra, c’è una grande differenza tra la scrittura semplice e la calligrafia. Oggi pochissimi sanno fare la calligrafia araba e chi lo fa è un artista che si dedica ad essa.

Quali sono gli strumenti del calligrafo?
Lo strumento principale è il pennino, il calamo, un pennino fatto con le canne di bambù. Uso anche i pennini europei ma taglio la punta in modo obliquo. Gli inchiostri sono di diverso tipo, ci sono inchiostri persiani, arabi, di molti tipi.

Esiste un rapporto tra la calligrafia e la religione?
All’inizio la calligrafia aveva un forte legame con la religione. L’Islam infatti evita la raffigurazione umana e animale e per questo motivo gli artisti musulmani, alla nascita dell’Islam, si sono focalizzati sulla bellezza della lettera come rappresentazione della divinità. Ovviamente ci sono molti artisti laici che non seguono oggi le regole religiose e sono usciti da questi limiti. C’è oggi chi raffigura esseri umani ed animali usando la calligrafia araba. Chiaramente il legame è forte perché il Corano è scritto in calligrafia e la maggior parte delle moschee nel mondo sono decorate in questa maniera. Vedo un grande interesso verso la calligrafia araba quando tengo i miei workshop in Italia che sono pieni di artisti e gente comune. Mi dicono che li rilassa, come fosse una meditazione.

Qual è lo stile che preferisci e usi nella tua arte?
Sono diverse scuole di pensiero: esiste la scuola turca, la scuola irachena, la scuola egiziana che sono le principali poi esistono anche altre scuole in Iran, in Arabia Saudita. Il mio stile preferito però è il diwani.

scrittura arabaSono affascinata da questa arte meravigliosa, pensi che ci sia una corrispondenza tra la nostra arte e quella del mondo arabo?
In Italia l’arte si trova nel DNA degli italiani. Secondo me qualsiasi italiano ha un’arte dentro di sé…sicuramente ci sono tracce del mondo arabo anche qui. La calligrafia è presente in Italia da centinaia di anni, ne abbiamo traccia con gli arabi in Sicilia anche a livello linguistico. Ci sono tante affinità tra le nostre culture.

L’arte è la forma più spontanea, naturale ed efficace di conoscersi ed apprezzarsi.
Ognuno ha la sua arma per combattere l’intolleranza e trasmettere pacificamente le proprie idee. Io lo faccio con la calligrafia che mi mette in comunicazione con il mondo. Quando tre anni fa ho iniziato a insegnare calligrafia nelle Università si sono avvicinati moltissimi artisti e studenti. Alcuni studiavano la nostra cultura, la nostra lingua, altri per motivi spirituali, estetici.

Una spiritualità non legata necessariamente alla religione?
Sì, perché c’è un forte legame tra la calligrafia araba e la spiritualità che molti non riescono a trovare più nel frenetico mondo occidentale ma ormai anche nella società araba. La vita è fatta di scadenze, di corse e la calligrafia è un esercizio di tranquillità, un momento di pace. Ci si può staccare dal mondo materiale immergendosi nella disciplina calligrafica fatta di alt

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